Diritto alla sicurezza e scelte politiche

Da in po’ di tempo a Milano faccio tutti i giorni in bicicletta il tragitto dal Parco delle Basiliche a piazza Cavour, passando dal Policlinico.

Si tratta di una arteria importante e In teoria ci sarebbe la pista ciclabile ma nei fatti si tratta di una serie di segmenti senza continuità e senza separazione efficace dal resto della carreggiata. In più, spesso la timida linea gialla che segnala la ciclabile si interrompe a qualche decina di metri dagli incroci.

Ovviamente non è una novità (anche qui è più di un anno che lo segnaliamo). Si sà.
Non si può non capire e vedere che se la ciclabile non ha almeno un cordolo, viene occupata dai mezzi a motore.
Non si può non capire e vedere che se la ciclabile non è continua, i mezzi più forti la occupano in un attimo.
Non si può non capire e vedere che la pista ciclabile non prevede i due sensi di marcia, si scoraggia l’uso effettivo.

Si tratta nei fatti di una negazione del diritto alla sicurezza per quella fetta di cittadini che hanno deciso di spostarsi in bicicletta.

Devo tristemente prendere atto che si tratta di una implicita indicazione politica sulle linee di sviluppo della città di Milano?

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Il ciclista urbano messo alla prova (nuovo episodio)

Nuova casa a Milano e nuovo tragitto in bici. Dal Parco delle Basiliche alla Stazione Centrale attraverso la circonvallazione interna e via Turati.

Tra piste ciclabili a singhiozzo (non capirò mai come il Comune abbia potuto ideare una cosa del genere), doppie file (le considero un filino sotto al tentato omicidio, ma di poco) e parcheggi selvaggi sulle piste stesse (polizia urbana dove sei?!), pavé sconnesso (bello a vedersi, per carità)… il ciclista urbano milanese (io) è messo alla prova nello spirito e nel fisico.

Non parliamo, è meglio, del percorso di ritorno (forse immaginato dal regolatore da farsi in taxi?).

Auguri a me e a tutti i ciclopendolari.

Bici-treno-bici: si può fare!

Faccio un bilancio della mia prima settimana da ciclo-pendolare Milano-Treviglio, da commuter bici, treno, bici.

Il tragitto.
Dall’Arco della Pace alla stazione Centrale c’è una delle ciclabili migliori di Milano. Da viale Elvezia a via Gioia il percorso è quasi sempre ben tenuto e separato dalla carreggiata. Qualche intersezione nella quale stare un po’ attenti, tratti di pavė non certo amici del fondoschiena del ciclista, assenza di “corridoio” di sicurezza per le bici tra Gioia e la stazione ma in generale molto bene. Venticinque minuti.
A Treviglio pista ciclabile separata dalla carreggiata (condivisa con i pedoni) dalla stazione alla mia destinazione. Dieci minuti. Ottimo.

La bicicletta.
Una pieghevole della Tern, la link p9. Maneggevole e scorrevole. Se spingi va anche forte. Rapida nel fold/unfold. Non diventa piccolissima una volta piegata ma non dovendo salire in metro per me va benissimo. La ruota 20 subisce abbastanza il pavé sia come vibrazioni che come tenuta del reggisella (!) ma tutto sommato sono più che soddisfatto. Inoltre… è molto molto bella da vedersi (gusto mio ovviamente).

I treni.
Nota dolente anzi direi sanguinante, su 10 tragitti 10 ritardi tra 5 e 39 minuti sui 29 da orario ufficiale. Non c’è che dire Trenitalia conferma la propria pessima reputazione per quanto riguarda il trasporto locale. Meglio non parlare poi della pulizia. Non demordo, spero metafisicamente in miglioramenti e covo la speranza di ribellioni collettive.

Concludo con la nota più importante per me: la soddisfazione di rispettare l’ambiente, non ingorgare il territorio con un’altra automobile, fare un po’ di attività fisica, non buttare denaro in carburante… fare una piccola cosa giusta tutti i giorni.

p.s. seguirà fotoracconto.